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Frate Cipolla
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Frate Cipolla o Fra' Cipolla è il protagonista di una novella del Decameron raccontata da Dioneo, l'ultima della sesta giornata, dove «sotto il reggimento d'Elissa, si ragiona di chi con alcun leggiadro motto, tentato, si riscotesse, o con pronta risposta o avvedimento fuggì perdita o pericolo o scorno». A Certaldo, un piccolo comune della Toscana, ogni anno viene inviato un frate della confraternita di sant'Antonio a riscuotere le offerte dei fedeli; questo compito tocca a frate Cipolla, cui gli abitanti di Certaldo sono affezionati più che altro perché quella località è famosa per la produzione di cipolle. Il frate, oltre a benedire il bestiame, del quale sant'Antonio è il protettore, promette che mostrerà ai fedeli una reliquia che egli stesso ha recuperato: una piuma dell'arcangelo Gabriele. Due abitanti di Certaldo, Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizzini, che conoscono da tempo il frate, udito ciò decidono di giocargli una beffa, col solo intento di vedere in che modo il frate riuscirà a tirarsi fuori da una situazione imbarazzante; si recano quindi dove il frate alloggia mentre quest'ultimo è da un suo amico. Qui vi trovano Guccio Imbratta, il servo di frate Cipolla che per le sue fattezze viene paragonato a un quadro di Lippo Topo, che è stato incaricato di sorvegliare la stanza del suo padrone; Guccio, che non sa frenare le passioni, avendo visto una cuoca alquanto brutta in cucina, lascia perdere il suo compito per andare a far colpo su quest'ultima, di nome Nuta. Giovanni e Biagio approfittano della situazione e, entrati nella camera del frate, prendono la penna (in realtà di un pappagallo) e la sostituiscono con dei carboni. Quando il frate, al cospetto dei fedeli creduloni, scopre la beffa, pensa subito che non deve essere stata opera del servo in quanto non molto intelligente, né si arrabbia con lui per non aver adempito al suo compito. In questa situazione imprevista il frate è abile nell'inventare una storia fantastica e priva di senso che racconta di un viaggio immaginario che lo ha portato da “Non-mi-blasmate-se-voi-piace” (Non mi biasimate per piacere), che gli ha donato alcune reliquie della sua collezione tra le quali la piuma e i carboni sui quali fu arrostito san Lorenzo. Essendo queste due reliquie poste in scatole identiche, il frate nel venire a Certaldo le ha confuse e ha preso la scatola sbagliata; ciò, secondo frate Cipolla, è accaduto non per sua negligenza, ma per volontà divina, in quanto due giorni dopo si sarebbe celebrata la festa in onore di san Lorenzo. A questo punto il frate mostra ai fedeli i carboni coi quali fa il segno della croce per benedirli.
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