Poco común · Personalidades
Conte zio
Fictional character of the novel I Promessi Sposi by Alessandro Manzoni
Personaje literario
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Il conte zio è un personaggio immaginario presente ne I promessi sposi, romanzo di Alessandro Manzoni. È uno zio che don Rodrigo ha in comune con il conte Attilio. Lo incontriamo per la prima volta nel capitolo XI, ma entra nell'azione della vicenda nel capitolo XVIII, proprio a metà libro, ed è presentato con metodo ribaltato rispetto al solito: prima vi è la sua descrizione diretta da parte del narratore onnisciente, poi la verifica di tali caratteristiche "sul campo", grazie al colloquio con il padre provinciale. Scrive Manzoni: (I promessi sposi, cap. XVIII, p. 354) Si capisce che il conte zio era un uomo di estremo prestigio, e questo era aumentato soprattutto dopo un viaggio a Madrid, nel palazzo reale, dal Re di Spagna; il suo volere era difficilmente contrastabile ed aveva in mano un grande potere. Nella storia, il conte Attilio gli chiede aiuto riguardo a fra Cristoforo, dicendogli che il frate nutre una "carità pelosa" verso Lucia Mondella e che appoggia Renzo Tramaglino, che il governo spagnolo a Milano ha ridotto a un capro espiatorio, descrivendolo falsamente come un istigatore del tumulto avvenuto l'11 novembre per il rialzo del costo del pane e latore di lettere da portare al re di Francia. Il conte zio, che dapprima aveva commentato che "i cappuccini dovevano essere lasciati a cuocere nel loro brodo", gli crede, avendo avuto notizia di questa cattiva fama di Renzo, e dopo una scena pomposa promette di far allontanare Padre Cristoforo. Il suggerimento in realtà è venuto da Attilio, e con una metafora all'inzio del capitolo XVIII Manzoni insinua che senza Attilio il conte zio non avrebbe preso da solo l'iniziativa. Il conte crede ciecamente alla storia del nipote, non si informa sulla situazione intorno a Renzo, invita dunque il padre provinciale ad un incontro ben preparato, per far capire al religioso chi comanda (si è circondato, per l'occasione, delle più alte cariche politiche: parenti altolocati e sprezzanti, clienti ossequiosi o fidati ecc. che si comportavano con "sprezzatura signorile") e fa il nome di Padre Cristoforo come autore di qualcosa di grave. Il padre provinciale teme per sé e il proprio ordine, conoscendo il carattere di Padre Cristoforo, e al che il conte gli dice che Cristoforo protegge Lorenzo Tramaglino il Padre provinciale si adopera per capire il discorso del nobile: cerca di dissipare il parlare fumoso e poco chiaro del conte (indice che il nobile non conosce a fondo la situazione di Renzo, ma solo per sentito dire, e non vuole dar a vedere la propria ignoranza al padre provinciale), pensa di indagare su Cristoforo ma viene dissuaso dal conte perché il nobile dice che "sono cose che a rimestarle è peggio"; dopo mille tentennamenti, viene convinto ad allontanare da Pescarenico padre Cristoforo, il quale è costretto a obbedire a causa delle regole del suo ordine pur sapendo che perderà il contatto con Lucia.
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