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Sgariglia

Família nobre, Itália

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Gli Sgariglia sono una nobile famiglia italiana originaria di Ascoli Piceno Il ceppo della stirpe degli Sgariglia ebbe origine probabilmente intorno all'anno 1000, dai discendenti di un ramo di un'altra nobile famiglia ascolana, quella dei Dal Monte; infatti, nella genealogia di famiglia si individuano due ascendenti recanti come cognome "Dalmontes Sgarilius". Annoverata tra le casate ascolane di parte guelfa, i suoi membri sono ricordati dagli storici locali come combattenti che si adoperarono per la conquista del potere nelle dispute delle lotte cittadine tra il XIV e il XV secolo. Nel corso del tempo, il cognome Dal Monte sarebbe caduto in disuso, in virtù del maggiore rilievo assunto da quello Sgariglia che, nel XIV secolo, ormai qualificava stabilmente la famiglia. Bernardo Carfagna, esprimendosi sull'etimologia del cognome Sgariglia, ritiene che esso derivi da un vocabolo militare d'origine germanica con il quale si identificava il "capitano", in seguito traslato nei moderni "sgherro" e "scherano" (alto tedesco antico skerre o skerjo, gotico skarra, longobardo skarr(j)o). Pertanto, egli assume che il capostipite della famiglia Sgariglia sia stato un uomo d'armi, fortemente bellicoso e violento. È tra il Trecento e il Quattrocento che la famiglia Sgariglia si guadagna un ruolo di rilievo nel panorama politico ascolano. Nel 1385 Petrocchus Sgarilia viene inviato dalla cittadinanza alla corte del Re di Napoli in qualità di ambasciatore per i feudi ascolani del regno (morirà dieci anni più tardi, nel corso di alcuni disordini). Già prima del 1430 i possedimenti degli Sgariglia comprendevano «l'erezione dell'ecclesiastico beneficio col diritto di patronato» sulla chiesa di San Marco alle Vene e sull'omonimo monastero, alle cui dipendenze erano una serie di chiese dislocate tra la Montagna dei Fiori, Piagge e Acquasanta Terme. Nel 1445, assieme ai Saladini, ai Della Torre e ai Dal Monte, gli Sgariglia presero parte ai tumulti e alle rivolte che portarono alla fine della Signoria sforzesca su Ascoli Piceno. In seguito, Angelo Capranica, vescovo della diocesi ascolana, dal 1447 al 1450, in accordo con i Magistrati cittadini, ottenne che fosse severamente proibito a chiunque di parlare o discutere di fazioni guelfe o ghibelline, al fine di quietare i sanguinosi tumulti che insorgevano tra i due gruppi ad ogni, seppur lieve, occasione.

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